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    April 24

    paura? coraggio??

    La giornata di oggi segna una svolta epocale! Fatemi l'"inboccaallupo!" che ne avrò bisogno: si entra nel mondo degli adulti!
    Giornata travolgente e tanta tanta ansia: ma siamo sicuri che faccia per me? E poi.. puta caso.. mi ritrovo su un foglietto buttato tra i libri questa frase..
     
    "Se devi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere legna e distribuire compiti,
    ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito."
    Antoine de Saint-Exupéry
     
    e non posso fare altro che ringraziare chiunque sia stato a mettermi su questa strada, un pò di paura fa parte del gioco ma non sarà sufficiente a farmi rifiutare l'immenso privilegio di "insegnare la nostalgia del mare"... Sono la "donna in carriera" più felice che esista!!!
    April 22

    ..rifiorire..

    Caro Davide, tanto lo so che non leggerai mai questo blog (che cos'è un blog?!?), ma questa te la dedico lo stesso! A te, a tutti gli amanti di Montale, a tutti quelli che cercano il loro porto sereno di saggezza.. Ah, dimenticavo.. Grazie!
     
    Riviere,
    bastano pochi stocchi d'erbaspada
    penduli da un ciglione
    sul delirio del mare;
    o due camelie pallide
    nei giardini deserti,
    e un eucalipto biondo che si tuffi
    tra sfrusci e pazzi voli
    nella luce;
    ed ecco che in un attimo
    invisibili fili a me si asserpano,
    farfalla in una ragna
    di fremiti d'olivi, di sguardi di girasoli.

    Dolce cattività, oggi, riviere
    di chi s'arrende per poco
    come a rivivere un antico giuoco
    non mai dimenticato.
    Rammento l'acre filtro che porgeste
    allo smarrito adolescente, o rive:
    nelle chiare mattine si fondevano
    dorsi di colli e cielo; sulla rena
    dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
    fremer di vite,
    una febbre del mondo; ed ogni cosa
    in se stessa pareva consumarsi.

    Oh allora sballottati
    come l'osso di seppia dalle ondate
    svanire a poco a poco;
    diventare
    un albero rugoso od una pietra
    levigata dal mare; nei colori
    fondersi dei tramonti; sparir carne
    per spicciare sorgente ebbra di sole,
    dal sole divorata…
                           Erano questi,
    riviere, i voti del fanciullo antico
    che accanto ad una rósa balaustrata
    lentamente moriva sorridendo.

    Quanto, marine, queste fredde luci
    parlano a chi straziato vi fuggiva.
    Lame d'acqua scoprentisi tra varchi
    di labili ramure; rocce brune
    tra spumeggi; frecciare di rondoni
    vagabondi…
                   Ah, potevo
    credervi un giorno, o terre,
    bellezze funerarie, auree cornici
    all'agonia d'ogni essere.
                               Oggi torno
    a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
    par sciogliersi in ricordi lieti - e atroci.
    Triste anima passata
    e tu volontà nuova che mi chiami,
    tempo è forse d'unirvi
    in un porto sereno di saggezza.
    Ed un giorno sarà ancora l'invito
    di voci d'oro, di lusinghe audaci,
    anima mia non più divisa. Pensa:
    cangiare in inno l'elegia; rifarsi;
    non mancar più.
                        Potere
    simili a questi rami
    ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
    di fremiti e di linfe,
    sentire
    noi pur domani tra i profumi e i venti
    un riaffluir di sogni, un urger folle
    di voci verso un esito; e nel sole
    che v'investe, riviere,
    rifiorire!

    Eugenio Montale, Ossi di seppia