Sara's profileIL MONDO DI CIOPBlogListsNetwork Tools Help

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    May 31

    P.S.

     
    Lo so, sono noiosa e un pò monotona in questo periodo, ma cercate di capirmi, a stare tutto il giorno davanti al pc a cercare di finire una sempre più improbabile tesi viene voglia di aggrapparsi, per necessità di sopravvivenza, a qualsiasi pensiero che abbia un'eco emotiva.. anche se il pensiero in questione è un pò doloroso.. immagino che finita la tesi smetterà anche di piovere.. (anche perchè di questo passo  prima di agosto non se ne parla!)
    Chissà quante volte nella vita ci si aggrappa ad un dolore pur di sentire qualcosa? Pur di sentirci un pò vivi?
    ..E con questa interrogazione esistenziale torno a morire sui libri!

    Cade la pioggia..

     
    ..questa passione passata come fame ad un leone
    dopo che ha divorato la sua preda
    ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
    tu non ricordi ma eravamo noi
    noi due abbracciati fermi nella pioggia
    mentre tutti correvano al riparo..

     

    Negramaro & Jovanotti


    May 30

    Volevamo delle bici ma.. (fotografie di una serata romana)

     

    ..restiamo a piedi.

    Nel piazzale un uomo solo, pelle invecchiata, appoggia la stanchezza di un altro giorno di fatica senza compenso al muretto. Più in là una donna, grassa, enorme, come la busta che contiene la sua vita, posata a terra. I volti si confondono, sono due, ma come altri mille. Solitudini. Il traffico attorno quasi non fa percepire la tristezza.

    Ho labbra affamate di pane che posso solo truccare, che almeno sia rosso e sia desiderio! La vanità di un gesto attenua stanchezze pressanti. (Qualcuno diceva che ciò che esiste di più bello è ciò che è vano.. Qualcuno. O forse ero io)

    Intanto può darsi che il mimo sia già arrivato.

    Scegliamo una piazza e un panino. Siamo tristi, sorridiamo, ridiamo. Capita che la sequenza non sia sempre questa.

    Il mimo mi guarda, ha disegnato sul volto un sorriso triste a fare coppia col mio.

    Qualcuno ha voglia di conoscere e si avvicina, qualcun altro, forse sorpreso, lascia fare. Domani ci sarà voglia di ritrovarsi e pochi indizi per riconoscere la strada.

    Il mimo poggia le sue quattro cose e se ne va.

    “Era tanto che non ti sentivo così” dice un’amica.

    C'è una Roma curiosa, d'estate senz'afa, di incontri, parole, gonne, risate.

    Il mimo è tornato, ha acceso la musica e danza, leggero, lieve, lento, solenne.

    E l’australiano saluta gli amici e si siede al mio fianco a spiegare che ogni estate si può partire, che c’è sempre una barca che attende e qualcuno di nuovo con cui ubriacarsi di birra italiana. Ma lo dice in una lingua straniera, ne porto il senso con me, ma ignoro le parole.

    Mi volto e il mimo è sparito.

    Poi c’è il ritorno, traffico, sole a mezzogiorno, saluti, finestrini abbassati per lasciar volare nella notte parole e nostalgie, mancanze, desideri, noie e abbracci. E la radio parla di noi:

     

    “High up above or down below
    when you're too in love to let it go
    but If you never try you'll never know
    Just what your worth”

    Solitudine nel vento che sale.. arriverà domani il temporale?

     

    Oggi mi aggiro per le stanze. Ho addosso il maglione di mio padre, e un’inquietudine diffusa, voglia del solito temporale, quando fuori a stento ma c’è il sole. Ersilia dorme, sopra una radice. Io invece sveglia, attenta, orecchie a punta come cane, senza terra a cui appoggiarmi. Ho raccolto i panni lavati e messo in ordine la mia stanza. Questo a conti fatti il bilancio della mattinata. Ho anche dormito, ma era un sonno senza sogni.

    Adesso andrò ad occuparmi del mio futuro. O forse si tratta solo del passato.

     

    May 27

    Fisioterapizzami!

     
    F: Cosa devi chiederti quando senti il dolore?
     
    Io: Se sto sbagliando qualcosa?
     
    F: No.. se continuando così resta costante, aumenta o diminuisce! Che il dolore ci sia è inevitabile, lo diamo per scontato, altrimenti non saresti qui, ma il punto è: cosa lo fa aumentare e cosa lo fa diminuire? Devi considerarlo un segnale ed ascoltarlo. Quindi continua a ripetere quello che stai facendo, datti il tempo per capire.. Se aumenta può voler dire che sei troppo in tensione, quindi prova a fare la stessa cosa ma alleggerendo il carico di lavoro.. se continua ad aumentare, invece, interrompi completamente l'attività, vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato in quello che stai facendo, che l'azione che stai compiendo non è quella giusta.
    May 26

    La notte

     
    Per tutta la notte qualcuno parlava al mio cuore

     

    Turbata, e molto, al vederlo diventi

    sul far del giorno andrà via con le stelle bianche

    andrà via,  trattienilo allora!  


     

    Nel tuo odore io sono fuori dal mondo

    e non so nulla dei tradimenti di domani,

    sulle mie ciglia sottili spargevano

    i tuoi occhi come polvere d’oro.

    Infiamma il mio corpo, al sentire le tue mani

    liberi ormai i capelli, nel tuo respiro.

    Mi aprivo tutta all’amore e dicevo

    chiunque abbia dato il cuore

    a chi stringe in mano il cuore

    mai potrà abbandonarsi al tormento,

    che parta, e partano i miei occhi

    a cercarlo, che partano per l’amore mio,

    a trattenerlo. 


     

    Ah, nel mio sospiro adesso sei andato,

    e il tramonto sparge le ombre sul petto della strada,

    e poco a poco il demone divino di buia angoscia

    mette piede nel tempio del mio sguardo,

    e scrive sopra ogni muro

    i versetti più neri del nero. 


    Forugh Farrokhzad
    May 21

    Alla breve menzogna che ha fatto male ma forse mi ha salvata..

    Invocazione

    Che altre vite più profonde soffochino la mia nostalgia
    e che il dono del coraggio mi sia concesso.
    Che l’amore s’ingrandisca e sia fedele e duri
    e che estranei paesaggi impediscano la tristezza.
    Che l’oblio e la morte, che il tempo e il dolore
    si schierino per questa volta nella fazione dei vinti.
    Che le luci si spengano, e nella notte del cinema
    una breve menzogna ci renda più vivi.

     
    Carlos Marzal

    Forse il cuore..

    Forse il cuore

    Sprofonderà l’odore acre dei tigli
    nella notte di pioggia. Sarà vano
    il tempo della gioia, la sua furia,
    quel suo morso di fulmine che schianta.
    Rimane appena aperta l’indolenza,
    il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
    ma come d’un volo lento d’uccelli
    fra vapori di nebbia E ancora attendi,
    non so che cosa, mia sperduta; forse
    un’ora che decida, che richiami
    il principio o la fine: uguale sorte,
    ormai. Qui nero il fumo degli incendi
    secca ancora la gola. Se lo puoi,
    dimentica quel sapore di zolfo
    e la paura. Le parole ci stancano,
    risalgono da un’acqua lapidata;
    forse il cuore ci resta, forse il cuore
    ...
     
    Salvatore Quasimodo
    May 20

    Anche le mani mentono

    Avevo imparato a non lasciarmi confondere dalle parole, che come diceva la volpe al piccolo principe "spesso sono fonte di malintesi", adesso mi resta da imparare che anche le mani mentono, per quanto possa sembrare improbabile.. Eppure resta fermo il ricordo di quel cercarci.. anche se il mio e il tuo viaggio non hanno ancora trovato il loro termine..
     
     
     
    Le tue mani

    Quando le tue mani vengono,
    amore, verso le mie,
    cosa mi recano volando?
    Perché si son fermate
    sulla mia bocca, d'improvviso,
    perché le riconosco
    come se allora, anzi,
    le avessi toccate,
    come se prima d'essere
    avessero percorso
    la mia fronte, il mio fianco?

    La loro morbidezza veniva
    volando sopra il tempo,
    sopra il mare, sopra il fumo,
    sopra la primavera,
    e quando tu posasti
    le tue mani sul mio petto,
    riconobbi quelle ali
    di colomba dorata,
    riconobbi quella creta

    e quel colore di frumento.

    Gli anni della mia vita
    camminai cercandole.
    Salii le scale,
     
    attraversai le scogliere,
    mi portarono i treni,
    le acque mi condussero,
    e nella pelle dell'uva
    mi sembrò di toccarti.

    Il legno
    d'improvviso
    mi recò il tuo contatto,
    la mandorla m'annunciava
    la tua morbidezza concreta,
    finche si chiusero
    le tue mani sul mio petto
    e lì come due ali
    terminarono il loro viaggio.
     
     
    P. Neruda
    May 16

    Mercoledì il lanciatore di coltelli ha contato tutte le parole e ha scritto: zero

     
    Mio nonno li lanciava sempre spalle al bersaglio,
    senza voltarsi mai, senza il minimo sbaglio:
    e io stavo a guardarlo innamorato perso sulla riva del fiume,
    seguendo i suoi coltelli volare leggeri come piume...
    E mio padre m'insegnò a lanciarli ad occhi chiusi,
    perché si mira con il cuore,
    perché un vero lanciatore di coltelli ricama la vita,
    non tira mica per colpire;
    e mio padre m'insegnò che i venti cambiano sempre
    e ti imbrogliano le dita e non c'è memoria dei tiri precedenti
    perché ogni volta è una scommessa infinita.
    E volavano su nel cielo lungo invisibili fili d'oro
    i coltelli di mio padre e di mio nonno,
    ogni tiro era un capolavoro,
    ogni lama prendeva una stella,
    ogni stella si sparpagliava nel cielo,
    e potevi finalmente vederla la vita vederla, vederla davvero...

    E così imparai a lanciarli senza essere bravo,
    forse per imitarli, o forse perché amavo...
    E volavano su nel cielo lungo invisibili fili d'oro:
    ma questi erano i "miei" coltelli e lo vedevo che assomigliavo a loro;
    e ogni volta ero senza fiato, e ogni volta mi guardavo la mano,
    "ma come ho fatto? Ma com'è che è stato?
    Com'è che vanno così lontano?"

    E volavano su nel cielo come ricordi, come paure,
    queste piccole cose di uomo che sono ritorni, che sono avventure
    e anch'io ogni tanto prendevo una stella,
    e illuminavo uno sputo di cielo e potevo finalmente
    vederla la vita vederla, vederla davvero!

    All'alba raccoglievo i coltelli di mio padre e di mio nonno;
    e loro non mi dissero mai che viaggiavano dentro un sogno;
    che finito il momento magico del suo coltello in volo,
    il lanciatore è solo.
     

     

    Storia e leggenda del lanciatore di coltelli, Roberto Vecchioni