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    September 27

    Le mie finestre

    LE FINESTRE
    In queste stanze buie, dove passo
    giornate soffocanti, io brancolo
    in cerca di finestre. – Una se ne aprisse,
    a mia consolazione- . Ma non ci sono finestre
    o sarò io che non le so trovare.
    Meglio così, forse. Può darsi
    che la luce mi porti altro tormento.
    E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.
     
    Costantinos Kavafis
    September 26

    Grazie Fab!

    Sono molto combattuta.. la scrivo o non la scrivo? ..Non c'entra troppo con il mio stato d'animo attuale ma sento dentro qualcosa che si muove.. La scrivo.. se non altro per ringraziare una persona che in questo periodo mi sta facendo riflettere molto, che mi pungola, mi spintona, mi mostra altro.. fa un pò male ma..
     
     
    Ode Alla Vita

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marca,
    chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chi è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in sè stesso.

    Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
    chi non si lascia aiutare;
    chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande su argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

    Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

    -Neruda-

    September 23

    Pietra

    Incredibilmente assurdo che qui mancasse il mio Ungaretti..
     
     
    SONO UNA CREATURA
     
    Come questa pietra
    del S. Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così refrattaria
    così totalmente
    disanimata
     
    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede
     
    La morte
    si sconta
    vivendo
     
    Giuseppe Ungaretti

    Chi mi insegnerà il senso delle stelle?

    Seratona con un'enorme passeggiata per la mia città (la percorrerei per mesi senza mai stancarmi!) dopo uno splendido film.. Tuttavia l'anestesia permane.. incomprensibile ai più.. E allora mi trovo a trascrivere la stessa poesia postata qualche giorno fa sul blog di Giulia, perchè era la penultima del cd che stavamo ascoltando in macchina 5 minuti fa.. perchè descrive perfettamente il mio "delirante universo senza amore, dove tutte le cose hanno stanchezza d'esistere e spalancato dolore"..
     

    Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso voler essere niente.
    A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
    Finestre della mia stanza,
    Della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
    (E se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
    Vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
    Su di una via inaccessibile a tutti i pensieri,
    Reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
    Con il mistero delle cose sotto alle pietre e agli esseri,
    Con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
    Con il Destino che guida il carretto di tutto sulla strada di niente.
    Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.
    Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
    E non avessi altra fratellanza con le cose
    Che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
    La fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
    Da dentro la mia testa,
    E una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'allontanamento.
    Oggi sono perplesso, come chi ha pensato e creduto e dimenticato.
    Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
    Alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
    E alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
    Sono fallito in tutto.
    Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
    Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
    Sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
    Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
    Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
    E quando c' era gente, era uguale all'altra.
    Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
    Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
    Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
    E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
    Genio? In questo momento
    Centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
    E la storia non ne rivelerà, chissà? , nemmeno uno,
    Non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
    No, non credo in me.
    In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
    lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
    No, neppure in me...
    In quante mansarde e non-mansarde del mondo
    Non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
    Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
    S?, veramente alte, nobili e lucide -,
    E forse realizzabili,
    Non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
    Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
    E non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
    Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
    Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
    Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
    Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
    Anche se non ci abito;
    Sarò sempre quello che non è nato per questo;
    Sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
    Sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
    E ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
    E sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
    Credere in me? No, nè in niente.
    Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
    Il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
    E il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
    Schiavi cardiaci delle stelle,
    Abbiamo conquistato tutto il mondo prima di levarci da letto;
    Ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
    Ci siamo alzati ed esso è estraneo,
    Siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
    Più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
    (Mangia cioccolatini, piccina; Mangia cioccolatini !
    Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
    Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
    Mangia, bambina sporca, mangia!
    Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
    Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
    Butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
    Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
    La calligrafia rapida di questi versi,
    Portico crollato sull'Impossibile.
    Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
    Nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
    I panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
    E resto in casa senza camicia.
    (Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
    Dea greca, concepita come una statua viva,
    O patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
    O principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
    O marchesa del Settecento, scollata e distante,
    O celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
    O non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
    Tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
    Il mio cuore è un secchio svuotato.
    Come quelli che invocano spiriti invocano spiriti invoco
    Me stesso ma non trovo niente.
    Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
    Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
    Vedo gli enti vivi vestiti che s'incrociano,
    Vedo i cani che anche loro esistono,
    E tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
    E tutto questo è straniero, come ogni cosa.
    Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
    E oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
    Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
    E penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
    (Perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
    Magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
    E che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
    Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
    E ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
    Il domino che ho indossato era sbagliato.
    Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
    Quando ho voluto togliermi la maschera,
    Era incollata alla faccia.
    Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
    Ero già invecchiato.
    Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
    Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
    Come un cane tollerato dai gestori
    Perchè inoffensivo
    E scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
    Essenza musicale dei miei versi inutili,
    Magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
    E non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
    Calpestando la coscienza di stare esistendo,
    Come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
    O uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
    Ma il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata ed è rimasto sulla porta.
    Lo guardo con il fastidio della testa piegata in malo modo
    E con il fastidio dell' anima che distingue male.
    Lui morirà ed io morirò.
    Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
    A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
    Dopo un po' morirà la strada dov'era stata l'insegna,
    E la lingua in cui erano stati scritti i versi.
    Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo.
    In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
    Continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
    Sempre una cosa di fronte all'altra,
    Sempre una cosa inutile quanto l'altra,
    Sempre l'impossibile, stupido come il reale,
    Sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
    Sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè l'uno nè l'altra.
    Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
    E la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
    Mi rialzo energico, convinto, umano,
    Con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
    Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
    E assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
    Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
    E mi godo, in un momento sensitivo e competente
    La liberazione da tutte le speculazioni
    E la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
    Poi mi allungo sulla sedia
    E continuo a fumare.
    Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
    (Se sposassi la figlia della mia lavandaia
    Magari sarei felice.)
    Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
    Vado alla finestra.
    L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
    Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
    (Il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
    Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
    Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves! , e l'universo
    Mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il Padrone della Tabaccheria ha sorriso.

    Poesie di Alvaro de Campos, Fernando Pessoa

    September 18

    La sacralità del confronto

    Fresca, fresca.. dalle mie ricerche di lavoro ecco una frase che mi è piaciuta un sacco, parla della relazione, della comunicazione, dello scambio..
     
    "...sono necessarie impostazioni che affermino la complessità nostra e la complessità sistemica dell'altro e che propongano la possibilità che le due complessità insieme possano costituire un sistema comprensivo, con una rete mentale comune e con elementi di ciò che è necessariamente misterioso.
    Questa percezione insieme del sè e dell'altro è l'affermazione del sacro."
    Dove gli angeli esitano, Bateson e Bateson
     
    ..Per tutti gli psicologi..
    September 17

    V per vendetta

    "Svuotando le nostre menti da storie ormai vecchie e vissute nasce un nuovo mondo, compare una gioia misteriosa, si acuisce l'intuito, noi ci sentiamo più coraggiosi, rischiamo di più, facciamo cose che riteniamo ora sbagliate ora giuste: comunque le facciamo."
    Lo Zahir, Paulo Coelho
     
    A volte è difficile riuscire a mettere al primo posto la propria felicità e si intraprendono battaglie che "non sono nostre" perchè non servono affatto a riempire di gioia la nostra vita e finiscono per incastrarci in situazioni anche peggiori di quelle da cui volevamo uscire.. Intervento confuso, lo so, decisamente poco chiaro.. Spero che Tu abbia capito.. 
    September 03

    Ho perso treni aerei, più di una volta il portafogli..ho perso indirizzi, soldi.. ma mai l'orgoglio!*

    I'm back!!!
    Questo è uno degli interventi più difficili da quando è nato questo blog.. Che dire di questa estate folle??? Lascio qui il link di Giulia così tutti gli web-guardoni potranno curiosare tra le pagine del diario di viaggio greco: fatevi due risate!!! http://compagnadiviaggio.spaces.live.com/PersonalSpace.aspx?_c02_owner=1
    Quanto alla mitica Vienna giuro che si sarebbe meritata un intervento personalizzato.. come descrivere la gioia di riabbracciare i nostri trolley? E le mesches, l'allegria e l'ironia che ci hanno circondate non appena sbarcate in terra austriaca? ( Ma se viaggio con un pulmino si può dire che "sbarco"??) E l'eccezionale Via dei Templari??? Lo ammetto.. I don't know! Mi dispiace dovrete accontentarvi dei miei racconti a voce!!! (E comunque ho scoperto il segreto della Sacher!)
    In ogni caso si riparte: prometto un autunno ricco di citazioni, poesie e canzoni! Buon settembre a tutti!!!
     
     
    *Un'altra cosa che ho perso, Articolo 31 ..Inutile stare qui a spiegarvi perchè mi sia venuta in mente questa canzone..