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September 24 Tornare a correre..
Sulla strada - "alla Kerouac" penso, e il pensiero mi scivola dietro insieme agli alberi, alla vista su Roma, ai sassolini dell'asfalto su cui con cadenza fissa battono i miei piedi.. i miei piedi.. - i miei piedi colpiscono il terreno con morbidezza, sento le vibrazioni che salgono, caviglia, gamba, ginocchio storto, coscia, sedere, il cuore che pompa, il torace che s'alza e s'abbassa; c'è un ritmo nel movimento delle mie labbra mentre inspiro - due tempi - ed espiro - altri due tempi che però sembrano più lunghi. Ha dell'incredibile il modo in cui corpo e mente lavorano come fossero davvero un'unica cosa - l'ho sempre sospettato - per incamerare esattamente la quantità d'ossigeno giusta, nessun respiro troppo profondo che impiegherebbe tempo e mi farebbe crollare a terra dopo pochi metri, abbastanza aria da ossigenare il sangue che gira, i muscoli tesi nello sforzo, i tessuti in movimento, il cervello preso nei suoi pensieri. Tutto, qualunque movimento, qualunque riflessione, occupa esattamente il tempo e lo spazio necessari, in completo accordo con il resto. Seguo la curva a destra e mi viene la parola: armonia. Penso a quant’è che non si correva e a come questo corpo si è buttato in pista senza troppa paura, quasi con la smania di mettersi alla prova, di vedere fin dove poteva arrivare dopo tanto tempo. Penso alla prima volta, quando quei 10 minuti mi sono costati sforzo, rigore, testardaggine, sudore, e fiato e cuore impazziti. Cade una goccia sulle nostre teste e so che i nostri pensieri sono uniti nella richiesta che regga almeno un altro po’.. e che è incredibilmente bello! Le parole hanno lasciato spazio a quelle pensate già da qualche minuto, siamo tese nello sforzo di farcela, di sentirci, di sentire. C’è un punto in cui hai la sensazione di non farcela più, il cuore batte forte, il respiro si spezza e non puoi che pensare che sia finita, allora recuperi tutta la tua forza di volontà, sperando sia abbastanza da dare ordine a quel caos che senti esplodere nelle viscere.. poi accade: il disordine risolve se stesso nell’ordine quieto, la regolarità a cui hai costretto piedi e polmoni prende il sopravvento, ti sembrava di aver perduto tutto e ti accorgi che l’unica cosa che resta indietro è la stanchezza. Tu invece continui ad andare avanti. Hai superato il limite. In ciò sta parte della bellezza, la parte migliore, forse. Continuo confronto con i tuoi limiti, continua messa alla prova delle tue capacità di spingerti oltre, continuo superamento di ciò che appariva insormontabile. E quando varchi il confine una scarica di adrenalina, una nuova energia, serenità, pace, pensieri antichi pensieri nuovi che sgorgano spontanei come l’acqua che esce dalla cannella di quella fontana – ho sete, sarà gelata – pensieri idee sensazioni. Poi arriverà il limite. Quello vero. E quello se hai imparato a sentire il tuo corpo lo riconosci. Tirare gli ultimi metri per arrivare a quattro, due curve che ormai sai a memoria, uno sguardo di intesa, tre parole con il fiato che resta e tornare a camminare, il petto esploso all’improvviso. La strada ti insegna a vedere i limiti, a riconoscere quelli che puoi superare da quelli per i quali non sei ancora pronto. Insegna a chiunque voglia mettersi alla prova ad oltrepassare i primi e a qualunque egocentrico a rispettare i secondi. La strada insegna anche che quello che è un limite oggi verrà superato domani. In discesa rallento – è importante mantenere sempre lo stesso ritmo – ma sento il fiato stanco e so che ci siamo quasi, anche i pensieri si rompono confusi tra sentimenti che assalgono in un istante – incertezza, paura, gioia, tristezza, allegria – le parole che li spiegano si perdono. A fianco ti sento con il ritmo di sempre che avanzi e capisco che devo resistere, devo credere – quant’è che non so credere? –. Voglio credere – per le cose in cui credevo e che ho perso -. Credo. Il disordine risolve se stesso nell’ordine quieto. Con addosso grinta e soddisfazione e un nuovo senso di serenità mi viene da pensare che risolvere la propria sfiducia nelle persone, nelle cose, nel mondo è difficile, occorre tempo, forza di volontà e su tutto il desiderio che ci sia qualcosa di migliore di quello che si è già avuto, che oltre il limite che si staglia di fronte a noi all’orizzonte possa esserci altro. Risolvere la propria diffidenza è cosa più complicata, forse perché vuol dire che si è sofferto davvero molto, forse perché in parte dietro c’è nascosta la pigrizia di poter dire esattamente com’è il mondo senza fare lo sforzo di andare a guardarlo, forse perché ciò che vedi dipende dalle lenti attraverso cui lo stai guardando. A metà dell’ultimo chilometro penso di avere voglia di tornare a credere.. in me.. negli altri.. penso ad una persona che questa voglia l’ha perduta e a cui non posso che augurare di riniziare a muoversi verso la sua direzione – che non è quella verso la quale va il mondo ma è quella che ha sempre sentito dentro e ha sempre vissuto, che gli ha portato delusioni ma vere e vera gioia anche se forse per tempi non abbastanza lunghi -. Gli ultimi metri sono per la persona che mi corre accanto, per le lunghe serene e dolci chiacchierate sul mondo e per quest’intesa perfetta senza parole che ci sprona ad arrivare ogni volta qualche metro qualche minuto più in là. Per la magia con cui questa strada che percorriamo insieme ci rende partecipi delle emozioni dell’altra, ci fa accelerare per superare la rabbia, rallentare per godere l’armonia, andare ancora avanti perché se non c’è gioia oggi possa esserci domani. Tiro gli ultimi metri per arrivare a quattro, due curve che ormai so a memoria, uno sguardo di intesa, tre parole con il fiato che resta e torno a camminare, il petto esploso all’improvviso. June 11 Vorrei che non dimenticassimo così in fretta
June 10 Pensieri..Alcune volte c'è solo una domanda possibile.
Le altre, e tutte quelle parole che le hanno disegnate nel vento, sono scomparse, come portate via da un soffio di quella stessa aria che si muove illudendo gli uomini di avere mille nomi solo perchè in tempi diversi porta con sè diversi regali.. la sabbia di un deserto, la pioggia di un oceano.. E arriva, infine, un tempo uguale. Il tempo in cui il dono da scartare è solo una scatola vuota. Il tempo in cui un cassetto non basta più a raccogliere tutti i fallimenti e allora per non lasciare troppe cose in giro si prende una tasca della giacca e ci si ficcano dentro alla rinfusa tutte le speranze assurde, senza alcuna utilità se non quella di far sentire questo sapore amaro sul palato, e si chiude. L'altra tasca, invece, non la si abbottona, lì ci vanno quelle quattro certezze che rimangono alla fine dei giochi, quando le carte le hai già cambiate e tutto si risolve nel decidere se bluffare oppure no.
Oggi no, voglio giocare onesto, a costo di perdere quello che non ho mai avuto.
Guardo nella mia tasca destra e sorrido in risposta al sorriso di qualcuno incrociato per caso e poi rimasto nella mia vita. Sorrido al talento di un'amica che fa capolino e mi riempie di gioia e orgoglio. Sorrido al bacio di un bimbo e alla morsa tranquilla e sicura di una principessa che mi stringe in un abbraccio (sarà che solo i bambini e i padri sanno abbracciare con sicurezza?). Sorrido alla forza e alla decisione con cui ho saputo chiudere l'altra tasca.
Sorrido.
Poi guardo te. Che ho incrociato per caso e sei rimasta nella mia vita. Che mi riempi di gioia e orgoglio. Che di abbracci me ne hai dati tanti, qualcuno più, qualcuno meno sicuro. Sorrido alla tua forza e alla tua decisione (ma anche e sempre a tutte le tue eistazioni e incertezze).
Resta l'unica domanda possibile:
Quando partiamo? June 05 Dancing with myself..E' ufficiale: sto entrando in fissa con Fossati, presto questo blog sarà pieno di suoi testi! Inoltre a breve vi chiederò di portarmi ad un suo concerto, preparatevi!
Comunque sotto effetto di una recente conversazione sul teatro (Scusami Valerio, sono andata un pò a ruota libera.. però hai il privilegio di aver suggerito questo intervento!)
Non è facile danzare
(L'uomo da solo)
È un grande artista è un commediante nato che prova il suo gesto nel segreto e si presenta da sé ogni sera nella parte difficile di una vita vera. L'uomo da solo nella stanza misura i passi di una certa danza e conta gli specchi intorno che all'attore l'andata in scena sembra senza ritorno. L'uomo da solo è ballerino e attore sa calcolare i sorrisi e i passi e sa dosare il pudore e la paura che è una tenaglia che ci chiude le gambe a tutti in un artiglio la paura che è una tenaglia. Non è facile danzare con la faccia da ballerino di fila non è facile danzare in un corpo di ballo di oltre centomila. Non è facile da fare non è facile farsi amare non è facile danzare non è facile da fare. L'uomo da solo è un investigatore che ha delle piste da seguire e tira i lembi della sua vita che la pellicola gli sembra finita e si domanda cosa ci sta a fare seduto sul letto a provare la parte di una commedia di nessuna arte. Di questa commedia di nessuna arte dove l'attore fiuta la donna in platea così amplia il gesto e azzarda il ballo e tira il fiato e tende il sorriso. E sotto le luci si sente e si vede e sotto le luci si sente e si vede che è ancora vivo. Non è facile danzare con la faccia da ballerino di fila non è facile danzare in un corpo di ballo di oltre centomila. Non è facile da fare non è facile farsi amare. Non è facile danzare con la faccia da ballerino di fila non è facile danzare in un corpo di ballo di oltre centomila. Non è facile farsi amare non è facile da fare. (ovviamente) Ivano Fossati
..questa vita danzante..Vi è andata bene.. mi era venuto in mente di mettervi una poesia di Elio Pecora per giocarvi un brutto tiro (e dare un senso al libro che ho sullo scaffale da qualche annetto!) poi ho beccato per radio Fossati e mi sono innamorata! Quindi vi lascio questa, che nonostante la notorietà, non avevo mai ascoltato con attenzione e che decisamente merita.. Magari, se vi viene voglia di riascoltarla, già che ci siete alzatevi in piedi!
Alzati che si sta alzando la canzone popolare
La canzone popolare, Ivano Fossati May 31 Così questi due giorni non vi lascio soli!
Una delle mie poesie preferite.. LA TIGRE Tigre! Tigre! Divampante fulgore In quali abissi o in quali cieli Poté torcerti i tendini del cuore? Il tuo cervello fu in quale fornace? Fu nel sorriso che ebbe Tigre! Tigre! Divampante fulgore
William Blake May 22 Mi sento tanto un moscerino!Diamoci alla poesia bulgara!
(La domanda è: è possibili incastrarsi nei propri sogni? Perdercisi a tal punto da non saper più ritrovare la via della realtà? Oppure travisare completamente la realtà perchè la si guarda dalla prospettiva del sogno? Quanto le nostre aspettative ci impediscono di vivere appieno e davvero quello che ci capita e che non corrisponde loro? Quanto invece è il sogno ad aprirci nuove strade, nuovi orizzonti permettendoci di mettere in discussione una realtà che altrimenti considereremmo immutabile? Qualche risposta? ...)
Ragno
Distende col fiato suo un filo sottile
e con arte raffinata tesse la sua tela. Al sole la tela risplende dorata - per attirare uno sciocco moscerino. E il mio sogno dell'anima come un ragno di ora in ora tesse e intreccia un laccio, d'oro e così attraente, lo so: sono io quel moscerino. Blaga Dimitrova May 21 Passione"..LEONARDO: Taci!
SPOSA: Sola me ne andrò di qui.
Va via! Voglio che ritorni.
L: Taci, ho detto!
S: Con i denti,
con le mani, come puoi,
dal mio collo puro strappa
questa catena di ferro
lasciandomi accantucciata
nella mia casa di terra.
E se ammazzarmi non vuoi
come una piccola vipera,
dà alle mie mani di sposa
la canna del tuo fucile.
Ahi, che lamento, che fuoco
mi sale fino alla testa!
Che vetri mi si inchiodano alla lingua!
L: Il dado ormai è tratto; taci!
Ci stanno già alla calcagna
e con me debbo portarti.
S: Ma dovrai portarmi a forza!
L: A forza, dici? Chi è stato
il primo a scender le scale?
S: Io sono stata.
L: E chi ha messo
al cavallo briglie nuove?
S: Io stessa. E' vero.
L: E che mani
mi calzarono gli sproni?
S: Queste mani che sono tue
ma che al vederti vorrebbero
spezzare gli azzurri rami
e il fruscio delle tue vene.
Io t'amo! T'amo! Va via!
Che se ucciderti potessi
ti avvolgerei in un sudario
intessuto di violette.
Ahi, che lamento, che fuoco
mi sale fino alla testa!
L: Che vetri mi si inchiodano alla lingua!
Perchè ho voluto scordare
e ho alzato un muro di pietra
fra la tua casa e la mia.
E' verità. Non ricordi?
E quando poi ti ho rivista
con la sabbia mi accecai.
Ma ero in sella al cavallo
e da te lui mi portava.
Con grossi spilli d'argento
mi si fece nero il sangue
e il sonno mi andò riempiendo
le carni d'erba maligna.
Io non ne ho colpa alcuna,
ché la colpa è della terra
e del profumo che emanano
i tuoi seni e i tuoi capelli.
S: Ahimè, che pazzia! Non voglio
letto nè cena con te,
e nel giorno non c'è istante
che non voglia con te stare,
perchè mi trascini e vengo,
e mi dici di tornare
e ti seguo per il vento
come fossi un filo d'erba.
Ho lasciato un uomo duro,
tutta la sua discendenza,
in mezzo allo sposalizio
e con la corona in testa.
Sono pronti a castigarti
e non voglio che ciò accada.
Fuggi tu! Lasciami sola!
Ché nessuno ti difende.
L: Gli uccelli della mattina
si spezzano contro gli alberi.
Già sta morendo la notte
contro il filo della pietra.
Andiamo all'angolo buio
dove sempre possa amarti,
non m'importa della gente
nè di tutto il suo veleno.
S: Ed io dormirò ai tuoi piedi
per custodire i tuoi sogni.
Nuda, contemplando i campi,
come se fossi una cagna,
che è quel che sono! Ti guardo
e la tua bellezza m'arde.
L: Fuoco con fuoco si brucia.
Una medesima fiamma
piega due spighe congiunte.
Andiamo!
S: Dove mi porti?
L: Dove non possano giungere
gli uomini che ci circondano.
Dove ti possa guardare!
S: Portami di fiera in fiera,
dolore di donna onesta,
perchè la gente mi veda
con i lenzuoli nuziali
al vento come bandiere.
L: Io pure vorrei lasciarti
se pensassi in modo giusto.
Ma vado dove tu vai.
Così tu. Fa un passo. Prova.
Chiodi di luna i tuoi fianchi
fondono alla mia cintura.
S: Senti?
L: Viene gente.
S: Fuggi!
E' giusto che io qui muoia
con i piedi dentro l'acqua
e spine intorno alla testa.
Che mi piangano le foglie,
donna perduta e donzella.
L: Taci. Già salgono.
S: va!
L: Silenzio. Che non ci sentano.
Tu avanti a me. Presto, andiamo!
S: Noi due insiemi!
L: Come vuoi!
Se accade che ci separano
sarà perchè sono morto.
S: E con te lo sarò anch'io."
E poi ho sentito dire "I ragazzi di oggi, figli di questa società individualista, che sembrano non essere più in contatto con i loro sentimenti.. Ma per fortuna (e che fortuna!) ci sono autori in grado di risvegliare le loro emozioni. Parliamo di Moccia.."
Ma dico io.. Moccia????? Lasciamo perdere il livello culturale dei giornalisti italiani ma voi "ragazzi di oggi" che siete ancora in tempo - vi prego - leggete Lorca! Questa è passione.
May 20 C'è una parola che non ho mai avuto
..Ho navigato terre tese, dove un soffio di vento è già tempesta di sabbia e occhi chiusi e arrossati che non riescono più a vedere; ho attraversato immensi oceani di rive invisibili e la mia paura di non sapere l’arrivo né la direzione; ho corso bevendo vento, svoltando improvvisi angoli; ho esitato trattenuta dagli artigli di una giungla feroce. Ho taciuto, in tempeste che un grido sarebbe stato silenzio e poi nella quiete di un sorriso notturno, nella pace di un pomeriggio assolato di spiaggia e brezza leggera. Ho urlato rabbia, solitudine, paura. Ho preso rabbia, solitudine, paura. Le ho attraversate. Ho perso rabbia, solitudine, paura. Ho camminato l’aria distratta di una e più sere più o meno abbracciandomi. Talvolta ho divorato affamata ghiaccioli di indifferenza e poi li ho vomitati uno per uno per sapermi vera. Mi sono immersa in labirinti di sguardi, in enigmi di sfingi, in rompicapi di abbracci alla mente, al corpo, talvolta al cuore (Si può dire che abbia vissuto)
Ma a questa cosa – inutile – no, non so dare nome.
May 15 Intervento serissimoVisto che tanto non riesco a dormire (Taylor non è ancora passata da queste parti) e visto che le canzoni del passato, quelle che hanno fatto la storia della nostra vita (Sì, lo so..è una storia triste..in almeno due punti), ultimamente vanno di moda, mi dò da fare aggiungendo un nuovo brano.. (presto i punti saranno tre!)
Questo lo dedico a te! ..Sì sì proprio a te! Ehi? Ma che fai ti giri a guardare dietro? No, no, ce l'ho proprio con te! E daiiiii, non fare finta di non aver capito, per chi altri potrebbe essere questa canzone?!? Ma sì, lo giuro, è proprio per te, parola di Adriano (Pappalardo, non Ossicini.. quella è un'altra storia.. una storia di sangue e di rivoluzione, di combattenti che mettono in pericolo tutta la vita che hanno davanti con l'incoscienza della loro giovane età.. ok, sto divagando/svagando, I know.. scusate il mio momento di rapimento poetico e torniamo a noi) Dicevo quest'immensa poesia è per te e sò che il tuo dolce ed onesto cuore ne rimarrà commosso.. perdona la platealità di questo gesto.. ma arriva un momento in cui tutto il mondo deve sapere! (Tutto il mondo eccetto qualcuno a caso.. scommetto che ti stai ancora chiedendo se per caso sto parlando esattamente di te..
Lasciami gridare, May 11 Grande Peppe!Non chiedetemi nè come nè perchè.. Dedicata alle mie due cantanti preferite, alle zecche (che poi non si capisce perchè tutti ce l'abbiano con queste povere bestiole!), agli uomini che preferiscono la coppetta, ad un gelato al pistacchio che qualcuno non ha preso ma avremo tempo per rifarci, ad una delle prime sere di questa folle estate che ci attende..
..da quella con la maglia di lana
La panchina
Solo su una panchina leggeva dentro di sé
L'anima come un giornale Vecchio da accartocciare Un passato ingiallito ai piedi suoi si posò Solo su una panchina si addormentò Ma un angelo per caso passava lì e si mise accanto I suoi capelli bianchi accarezzò e il vecchio per incanto Ridiventò bambino e sorrideva perché Stringeva tra le mani Speranze del domani E il più bell'aquilone del mondo da lui volò E anche la primavera si risvegliò E venne il tempo e disse stasera io gli faccio un favore Ritorno a quando lui si sedeva lì col suo primo amore E venne il cielo a dire stasera io accendo le stalle E a quei due innamorati su quella panchina ..offrirò le più belle... Han visto una panchina di notte volare via E mille e più panchine seguire la sua scia Con sopra tanta gente che non aveva più età Stanotte diamo stelle a chi non ne ha... Solo su una panchina l'hanno trovato così Quel che è sembrato strano È che aveva una stella in mano. Peppino Di Capri
May 06 Di solito cosìNe aggiungo un'altra.. scusate ma mi è piaciuta troppo! (E poi questa a Lele gliela dobbiamo, vero Chiara?)
Intercettata per caso viaggiando nella rete:
Di solito così Vladimir Vladimiroc Majakovskij Non sono ioNon sono io
sono colui che cammina accanto a me senza che io lo veda, che, a volte, sto per vedere, e che, a volte, dimentico. Colui che tace, sereno, quando parlo, colui che perdona, dolce, quando odio, colui che passeggia là dove non sono, colui che resterà qui quando morirò.
Juan Ramon Jiménez April 28 Panta reiPartiamo dal presupposto che "tutto passa", che i rapporti tra le persone si modificano e con loro anche i sentimenti. Partiamo dal presupposto che siamo umani, niente a che vedere con concetti assurdi come l'immortalità, l'eternità, l'infinito, siamo umani - ripeto - esseri piuttosto piccoli se confrontati con i più ampi esempi conosciuti nelle dimensioni dello spazio e del tempo; con un inizio ed una fine e con nulla di immutabile.. nè attorno nè dentro. Così tutto cambia, ti volevo un bene immenso, mi hai ferito, oggi c'è rabbia. Mi stavi parecchio antipatico, ti ho conosciuto, oggi ti adoro. Ti amavo alla follia, è passato del tempo, sei come un fratello per me. Capita, davvero. Ogni tanto ce ne dimentichiamo, poi torniamo a farci i conti. Capita. Insomma in questo posso anche essere piuttosto Eraclitea (la prendo con filosofia!) che già dal terzo anno di liceo la teoria del "tutto scorre" mi era sembrata piuttosto convincente. Nel frattempo di cose ne sono cambiate, alcune con gioia, altre con sofferenza, poi capisci che forse anche se non c'è un motivo a tutto questo sei tu a potergli dare un significato, il che rende le cose più semplici, te più allegra e la vita più avventurosa. In fondo anche la morte è solo trasformazione, non credete? (Dai, perfino chi ha odiato la filosofia da piccolo non può non aver visto "Il re leone"!)
Ma delle cose che scompaiono senza lasciare alcuna traccia, invece, che mi dite? Dell'elastico verde che avevo comprato, portavo sempre con me e ora non si è banalmente rovinato o sfilacciato, no no.. è proprio sparito, non lo trovo più! Oppure delle prime due copie del "Piccolo Principe" che hanno occupato la mia libreria e poi misteriosamente sono scomparse? (D'accordo che i libri hanno un'anima, ma..)
Immagino che il mio elastico stia, stracciato e sporco, sull'asfalto di qualche strada, ormai inutilizzabile.
E che i miei piccoli principi ogni tanto vengano interrogati sulle rose, l'amicizia e la solitudine di noi uomini da qualcuno che non ricorda siano stati i miei.
Di tutto quello che c'è stato tra di noi, invece, resto in dubbio. Sarà stato un oggetto che la delicatezza di una macchina ha calpestato rendendolo inutile o ha lasciato almeno qualche risposta alle mie o alle tue domande?
"il tempo vince sempre,
il tempo, lui soltanto,
si muove e noi restiamo immobili
finchè ci porta un suono
atteso chissà quanto e
ci promettiamo indivisibili.."
C. B. April 24 Un saluto ad Andrea e Giuliano!A quanto pare quest'anno va così, gli auguri sul blog arrivano sempre con un pò di ritardo.. Per fortuna che dal vivo è andata meglio (nonostante un pò di tristezza in almeno un paio di punti della storia..
Tanti auguroni Chiaretta.. Grazie di esistere!
" ...nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplice conoscenza dell'amicizia rende possibile resistere, anche se l'amico non ha il potere di aiutarci. È sufficiente che esista. L'amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza o dal silenzio. È in queste cose che essa mette più profonde radici. È da queste cose che essa fiorisce...." Pam Brown April 07 Personalità multipla (normalità?) e follia[Quale di questi Io è la vostra maschera preferita? Io navigo con simpatica ostinazione tra l'uno e l'altro senza riuscire a trovare me stessa, e voi?]
I sette io
"Nell'ora più quieta della notte, mentre giacevo nel dormiveglia, i miei
sette io si riunirono a colloquio, e così conversavano in sommessi bisbigli:
Primo io: Qui, in questo folle, io ho abitato tutti questi anni, con l'unico
compito di rinnovare il suo dolore di giorno e ricreare la sua sofferenza di
notte. Non posso tollerare oltre la mia sorte: io mi ribello.
Secondo io: Il tuo destino, fratello, è migliore del mio, perché a me è dato
essere l'io gioioso di questo folle. Rido il suo riso e canto le sue ore
felici, e con il piede tre volte alato danzo i suoi pensieri più smaglianti.
Sono io che mi ribello contro la mia tediosa esistenza.
Terzo io: E di me allora, dominato da amore, spada fiammeggiante di passione
selvaggia e capricciosi desideri, cosa dire? Sono io, malato d'amore, che
intendo ribellarmi contro questo folle.
Quarto io: Tra tutti voi io sono il più infelice, perché nulla mi fu dato se
non esecrabile odio e rovinoso rancore. Sono io, simile a tempesta, nato
nelle caverne nere dell'Inferno, sono io che elevo protesta contro la
schiavitù a questo folle.
Quinto io: No, non voi, ma io mi ribello, io che penso, io che immagino e
fantastico, affamato e assetato, condannato a errare senza sosta alla
ricerca di cose sconosciute e di cose non ancora create; sono io che mi
ribello, non voi.
Sesto io: Quanto a me, sono colui che lavora, l'uomo di fatica che con mano
paziente e occhi colmi di desiderio trasforma i giorni in immagini e
conferisce agli elementi informi nuove ed eterne forme - io, il solitario,
sono io che mi ribello contro questo folle irrequieto.
Settimo io: Com'è strano che ciascuno di voi si ribelli contro quest'uomo
per il fatto che ognuno ha una sorte prestabilita. Potessi essere come voi,
un io con un destino determinato! Ma non ne ho alcuno, sono l'io inoperoso,
quello che siede nel muto e vuoto non-luogo e non-tempo, mentre voi siete
indaffarati a ricreare la vita. Chi è che deve ribellarsi, amici, voi o io?
Quando il settimo io ebbe così parlato, gli altri sei lo guardarono
compassionevoli, senza ribattere; e mentre la notte si faceva profonda, uno
dopo l'altro si coricarono avvolti in una sottomissione nuova e felice.
Ma il settimo io rimase a fissare il nulla, che è al di là di tutte le cose."
....
"Mi chiedi in quale modo io sia divenuto folle. Accadde così: un giorno, assai prima che molti dèi fossero generati, mi svegliai da un sonno profondo e mi accorsi che erano state rubate tutte le mie maschere - le sette maschere che in sette vite avevo forgiato e indossato -, e senza maschera corsi per le vie affollate gridando: 'ladri, ladri, maledetti ladri'. Ridevano di me uomini e donne, e alcuni si precipitarono alle loro case, per paura di me. E quando giunsi nella piazza del mercato, un giovane dal tetto di una casa gridò: 'è un folle'. Volsi gli occhi in alto per guardarlo; per la prima volta il sole mi baciò il volto, il mio volto nudo. Il sole baciava per la prima volta il mio viso scoperto e la mia e la mia anima avvampava d'amore per il sole, e non rimpiangevo più le mie maschere. E come in trance gridai: 'benedetti, benedetti i ladri che che hanno rubato le maschere'. Fu così che divenni folle. E ho trovato nella follia la libertà e la salvezza: libertà dalla solitudine e salvezza dalla comprensione, perchè quelli che ci comprendono asserviscono qualcosa in noi. Ma che non mi vanti troppo di essere in salvo. Anche un Ladro in un carcere è salvo da un altro ladro." Kahlil Gibran, Il Folle
[Datemi qualcuno che sia più di un ladro di giacche o di portafogli..] March 31 StanchezzaQuello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello e neppure di tutto o di niente: stanchezza semplicemente, in sé, stanchezza. La sottigliezza delle sensazioni inutili, le violente passioni per nulla, gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno, tutte queste cose - queste e cio' che manca in esse eternamente - tutto ciò produce stanchezza, questa stanchezza, stanchezza. C'è senza dubbio chi ama l'infinito, c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile, c'è senza dubbio chi non vuole niente - tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi: perchè io amo infinitamente il finito, perchè io desidero impossibilmente il possibile, perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere, o anche se non può essere... E il risultato? Per loro la vita vissuta o sognata, per loro il sogno sognato o vissuto, per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita... Per me solo una grande, una profonda, e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza, una supremissima stanchezza, issima, issima, issima, stanchezza... Alvaro de Campos, Poesie March 30 Ancora una volta stupore ed emozionePACE
Grazie Clà.. March 25 Liberazione"L'uomo eccellente è l'uomo impegnato risolutamente nel processo della liberazione.
Una doppia liberazione di se stesso e degli altri.
E' insomma un uomo altamente responsabile
che capisce che la salvezza degli altri dipende dalla propria salvezza e viceversa."
Ebènèzer Njoh Mouelle |
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